La Sala del Conte di Luna
Al piano nobile si apre quella che senza dubbio è la sala di maggior prestigio di Palazzo Roccabruna, la Sala del Conte di Luna così chiamata in onore dell'illustre ospite che vi soggiornò nelle ultime fasi del Concilio di Trento.
Ambasciatore e oratore del re di Spagna Filippo II presso il Concilio, il Conte di Luna, Claudio Fernandez de Quiñones, prese in affitto il Palazzo per cinquanta scudi al mese dal gennaio all'aprile 1563. Per l'incarico da lui svolto in città, il Conte di Luna fu sicuramente al centro della vita politico-religiosa dell'epoca e con lui lo fu anche Palazzo Roccabruna col suo splendido salone.
All'interno un complesso apparato decorativo riveste completamente pareti e soffitto. Nella fascia inferiore una decorazione a encausto moltiplica ripetitivamente un modulo con l'impresa del canonico Gerolamo II: un sole giallo, tradizionalmente raffigurato con sembianza di volto umano, e un eliotropio fiorito con il motto Nec sorte movebor (“neppure la sorte avrà potere su di me”), composti all'interno di croci aritmicamente alternanti in cui il motto è espresso in forma enigmatica dalle lettere N, S, M poste sui fiori. Una banda gialla segna il margine della decorazione completata in basso da una fitta sequenza di nappe a suggerire un finto panneggio.

A chiudere le pareti un fregio continuo con un criptogramma intercalato da creature fantastiche, eliotropi e soli. Conferisce monumentalità alla sala un imponente caminetto rinascimentale, sorretto da pilastri a volute decorate a scaglia. Sopra di esso oggi campeggia uno stemma Sardagna risalente al XIX secolo, epoca in cui il Palazzo divenne loro proprietà. Ai lati, inserite in una cornice mutila, due figure femminili con ampio panneggio, reggono un ramo di eliotropio avvolto da un filatterio con il motto Nec sorte movebor. Sulla cornice decorata in chiaroscuro, un ricciolo ospita un sole raggiante, elemento che completa l'iconografia dell'impresa canonicale. Più in alto, ad interrompere il fregio, un piccolo affresco mitologico: Perseo regge la testa mozza di Medusa sotto gli occhi delle Muse e dell'alato Pegaso.
Ricopre la sala un bellissimo soffitto ligneo a cassettoni ottagonali con fioroni a rilievo: ogni lacunare, con sfondo a mattoncino simile a quello dei pannelli laterali, reca un'articolata decorazione a grottesche in cui spiccano l'emblema dei Roccabruna e l'eliotropio dell'impresa canonicale.
Nella fascia superiore sono raffigurati ad affresco tredici pannelli rettangolari intercalati da cariatidi e incorniciati da ghirlande di foglie e frutta. Il centro di ogni riquadro, composto su una trama pennellata a mattoncini rilevati, contiene uno scudo con lo stemma di varie famiglie trentine imparentate con i Roccabruna. Attorno allo scudo vi sono grottesche con animali chimerici, figure teriomorfe e girali vegetali.
Oltre la parete a sera si apre la cappella gentilizia dedicata a San Gerolamo, protettore del Canonico.
Esterna al Palazzo e costruita a ponte sopra Vicolo Gaudenti, la cappella è oggi uno dei pochi oratori cittadini che conservano un completo e raffinato apparato pittorico della seconda metà del Cinquecento.
Le pareti illustrano nella parte superiore episodi della vita del Santo; in prossimità dell’ingresso, il motivo tradizionale dell'addomesticamento del leone, più in là, l'opera più famosa di Gerolamo, la traduzione della Bibbia e, più oltre ancora, l'episodio del sogno con l'accusa di trascurare le Sacre Scritture a favore dei classici.
Sulla parete opposta si notano altre scene rappresentanti interventi miracolosi. Nella fascia inferiore spicca il Canonico effigiato in atteggiamento devozionale all'interno di elementi architettonici e prospettici che suggeriscono un allargamento dello spazio sacro.
Secondo una tradizione ottocentesca, il ritratto di Gerolamo II di “bel sentimento della testa e vaghissimo colorito” sarebbe opera del Tiziano. Infine il soffitto settecentesco in stucco e il bel pavimento in maioliche smaltate coeve all'edificio accompagnano felicemente l'apparato decorativo della sala. Completano il piano nobile la Camera Verde e la Sala della Stella, con soffitti a stucco settecenteschi, dove, tra delicate volute di foglie, fiori e uccelli, ricorrono motivi tratti dal mondo della musica e da quello della guerra.