Viaggio nell’immaginario popolare del Trentino.
Storie di uomini selvatici, di anguane e d’altro ancora...
Šebesta e Foches
Il Sass de la stria, il Cròz de le vivane, il Capitèl de l’òm selvadegh...: un po’ ovunque, nelle valli del Trentino, si riconoscono ancora, e si possono vedere con gli occhi e toccare con mano, i luoghi dell’antica leggenda. Se ne era accorto Šebesta, autore già nel 1962 di un libro ormai classico, Le dita di fuoco. Venti fiabe di valli trentine, e se ne è accorto oggi un giovane designer, Andrea Foches, partito anche lui per le valli alla ricerca degli ambienti e delle suggestioni originarie delle leggende popolari dell’uomo selvatico e delle anguane.
Anguane, o aquane, o vivane, da un lato, e òmeni selvàdeghi, salvani o salvanèi dall’altro, sono infatti ancor oggi nel Trentino le due famiglie più diffuse e inestinguibili di figure leggendarie: le ninfe misteriose dei laghi e dei torrenti, talora catturate dall’uomo per qualche breve quanto traumatico contatto coniugale, e l’omone bonario, ovvero l’omino dispettoso – talora orco, e talora folletto – ma pronto a regalare all’uomo, dopo tante vicissitudini e dispetti, anche grandi tesori e indicibili segreti: primo fra tutti, quello finora ignoto del far formaggio.
La mostra, allestita dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina e dalla Camera di Commercio I.A.A. di Trento per la cura di Roberto Festi, a partire dal 27 aprile 2007, lungo tre sale del piano nobile di Palazzo Roccabruna a Trento, mette a confronto gli esiti materiali dei due diversi viaggi di Šebesta e di Foches nella leggenda trentina, proponendo le importanti nuove realizzazioni di narrativa multimediale di Andrea Foches insieme agli indimenticabili pupi colorati un po’ alla Depero scaturiti dalla vulcanica fantasia di Šebesta mezzo secolo fa.
Così, il giovane designer presenta per la prima volta tutto insieme l’esito di un lavoro originalissimo e profondamente innovativo, che lo ha portato sulle tracce dell’uomo selvatico prima, e delle anguane poi, ai quattro angoli del territorio. E, avendo raccolto e analizzato nei minimi dettagli tutte le versioni edite delle narrazioni tradizionali, Foches ha poi ispezionato di persona tutti i luoghi della leggenda, alla ricerca di ambientazioni e di riferimenti iconografici plausibili per l’invenzione, intorno alle antiche narrazioni, di nuove versioni multimediali di altissima qualità computergrafica e di fortissimo impatto emotivo.
Del vecchio maestro Šebesta, purtroppo scomparso nel 2005, viene riproposta la sintesi e la rielaborazione di leggende vecchie e nuove, di cui torniva e scolpiva con le proprie mani i personaggi, che collocava al centro di set tridimensionali visionari appositamente allestiti, per realizzarvi, con una tecnica simile a quella del cinema d’animazione, immagini fotografiche di grande efficacia illustrativa.
Un viaggio bibliografico nella leggenda e nella fiaba del Trentino, appositamente curata dalle Biblioteche di San Michele, completa il percorso della mostra.
“Perché piacciono le fiabe?” si chiedeva Italo Calvino. “Perché sono vere...”, diceva.
E così, se nel mondo della fiaba e della leggenda, come sulle tracce del Salvanèl, si rischia forse di perdersi, se ne può anche guadagnare, a percorso completato, nel Trentino come altrove, almeno un po’ del tesoro dell’antica sapienza dei popoli.
(Giovanni Kezich)
Info e relazioni con la stampa: Paolo Milani, tel 0461/887105












