Si narra che agli inizi dell’Ottocento i Conti Wolkenstein, signori di Castel Toblino, abbiano ordinato al loro cantiniere di preparare un vino molto particolare per festeggiare il loro ritorno in primavera. Il vino preparato in quell’occasione fu un vino dolce, un eccezionale passito ottenuto da uve Nosiola. Così, secondo la tradizione, sarebbe nato il Vino Santo trentino. Se tralasciamo la leggenda e ci rivolgiamo alle fonti storiche, scopriamo però che le prime notizie sui vini dolci provenienti dalla Valle dei Laghi sono ancora più antiche. Nelle cronache del Concilio si parla infatti di “vini squisitissimi, bianchi, rossi e rosati dei colli di Trento e vini dolci di Santa Massenza” (Michelangelo Mariani).
Indipendentemente dalle origini che, come per tutti i prodotti tipici, si perdono nella notte dei tempi, oggi il Vino Santo è un apprezzato “vino da meditazione”, una produzione di nicchia, la cui eccellenza rende onore alla vitienologia trentina.
 
 
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