DISTILLARE È UNA STORIA TRENTINA.
 
14020.jpgPiù che un distillato, la Trentino Grappa è una cultura, un agglomerato di esperienze e di antichi aneddoti legati al ciclo della vite. Un tempo garantiva la sopravvivenza di molte famiglie, aiutava boscaioli e contadini a sopportare il gelo invernale e guariva le malattie. Una fedeltà al territorio che si conferma nel complesso procedimento di distillazione delle vinacce, giacché ancora oggi è usato il “metodo bagnomaria discontinuo” inventato dal trentino Tullio Zadra.
  
La scelta della qualità
Verrebbe da dire che in una provincia tanto ricca di produzioni viticole non può mancare un’altrettanto ricca produzione di grappa. Ma l’equazione è vera solo in parte. Perché per quanto riguarda il Trentino la scelta è stata compiuta in un’unica direzione: quella della qualità. A dimostrarlo, la straordinaria specializzazione delle distillerie trentine e la cura con cui il marchio viene affidato alla promozione.
 
L’antica arte del “lambicàr”
La storia della Trentino Grappa è la storia della sua gente. Il racconto di secoli di duro lavoro affrontati con l’orgoglio e la passione della gente di montagna che si condensano attorno al lambicàr. Una parola che da sola può spiegare secoli di storia in quanto racchiude in sé due significati diversi: faticare e distillare. Come se le due azioni fossero complementari, una di ausilio all’altra. Così, più che un distillato, la Trentino Grappa è una cultura, un agglomerato di esperienze, un libro pieno di nomi e cognomi, di aneddoti legati al ciclo della vite, tanto che il “lambicàr” diviene ogni volta un atto liberatorio, il coronamento di un cammino iniziato in precedenza con la vendemmia.
 
Le case dell’alambicco
Il Trentino grappicolo è come uno scrigno, una stanza dei tesori da scoprire metro dopo metro in cui le distillerie sono gemme fatte di intelligenza, genuinità e tradizione. In pratica non c’è una valle che non possa vantarne la presenza. Immaginiamo allora di visitarle tutte, queste case dell’alambicco, in cui le vinacce dei vitigni autoctoni vengono distillate con saggezza, seguendo alla lettera i dettami che i distillatori si tramandano da generazioni. La Valle di Cembra, con le sue leggende di donne che scendevano in città con le bottiglie nascoste sotto alle gonne; la Piana Rotaliana, regno del Teroldego, ove si concentrano ben undici distillerie. E poi la Valsugana, la Vallagarina, la Valle dei Laghi.  Il trionfo di un’attività produttiva che da sempre ha scelto di stare dalla parte della qualità. E il conseguimento della denominazione di origine e qualità garantite ne è la riprova più importante.
 
 
CCIAA_002030_019.jpgUna storia trentina
La distillazione è un rito misterioso, emblema del carattere tenace delle genti di montagna. Uomini e donne abituati a distillare in proprio giacché, durante la dominazione degli Asburgo era consentita una modesta produzione familiare. Distillare è indubbiamente una storia trentina. Da sempre la Trentino Grappa rappresenta un’immancabile presenza sulle tavole trentine. Oggi rappresenta circa l’8% della produzione nazionale e viene dal lavoro di tante piccole distillerie sparse sul territorio. Sono oltre trenta sulle centotrenta che si contano in Italia, numeri che costituiscono la riprova di quanto le aziende trentine investano in termini di qualità: una vera e propria parola d’ordine. La freschezza della materia prima, la cura della lavorazione e i controlli organolettici accurati fanno sì che l’eccellenza della Trentino Grappa venga riconosciuta senza problemi al di fuori dei confini provinciali.
 
Il metodo di Tullio Zadra
Nel complesso procedimento della distillazione delle vinacce, il rispetto della tradizione è assoluto. Ancora oggi il metodo usato è quello inventato da Tullio Zadra (nella foto), un maestro nella costruzione degli alambicchi che negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso perfezionò appunto il “metodo bagnomaria discontinuo” che ancora oggi porta il suo nome. Un metodo tutto trentino, successivamente utilizzato anche in altre regioni, che grazie al vapore acqueo permette di ottenere una migliore regolazione della temperatura di cottura e quindi l’ottenimento di un prodotto più fine. Se la Trentino Grappa è così pregiata lo si deve all’utilizzo di vinacce freschissime e al metodo “Tullio Zadra” che garantisce loro un riscaldamento lento e uniforme.
 
La memoria di una civiltà
Il segreto di una produzione di qualità sta spesso nel coniugare nella giusta misura tradizione ed innovazione. Mettere a frutto nel presente, alla luce delle preziose scoperte della ricerca vitivinicola ed enologica, gli insegnamenti ed il carattere caparbio che sono stati tramandati per generazioni. Ma non si quantifica solo in termini di economicità il lavoro di un contadino o di un distillatore, perché prendendosi cura della propria vigna e della propria distilleria ecco che essi diventano simbolicamente anche tutori del territorio, della sua conservazione, della memoria di una civiltà.
 
Le mani, l’unica macchina
Amore per la propria terra e rispetto della tradizione: ecco quali sono gli elementi che sostengono il distillatore nell’arte del suo lavoro. Da sempre, in Trentino la vendemmia viene praticata a mano, con pazienza e spirito di sacrificio. Sarebbe impensabile infatti qualsiasi altro tipo di lavorazione in un territorio sovente impervio e colmo di asperità. Un lavoro certosino che continua con la raccolta e la lavorazione delle vinacce.