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Aggiornato il: 26 Novembre 2019

Le bollicine di montagna

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Brioso, dorato, brillante, Trentodoc è il prodotto dell’impegno appassionato di enologi e viticoltori che credono nelle bollicine trentine come espressione dell’identità del territorio. Frutto dell’impegno di un numero sempre crescente di cantine e di una tradizione più che centenaria, il Trentodoc è il testimone della qualità della vitivinicoltura trentina nel mondo. Ogni bottiglia è prodotta secondo le regole del metodo classico, ovvero della rifermentazione in bottiglia, fiore all’occhiello dell’enologia trentina che richiede massima cura, esperienza e conoscenza da parte di produttori, viticoltori ed enologi. Il Trentino è particolarmente vocato per la produzione di spumanti metodo classico. L’uva che viene utilizzata maggiormente è lo Chardonnay, il cui vitigno è uno dei più coltivati in provincia (circa 30% della superficie vitata). Altre uve impiegate sono il Pinot nero e il Pinot bianco. I vigneti sono “di collina”, collocati in una fascia altimetrica che va dai 200 agli 700 metri ben esposti e con terreni che conferiscono alle uve “ricchezza aromatica e carattere”. Il clima, definito “di transizione tra il mediterraneo ed il continentale”, è caratterizzato da marcate escursioni termiche fra giorno e notte, e fra estate e inverno, che, in sinergia con l’altitudine, aggiungono eleganza e persistenza. La montagna con il suo clima è la ricetta segreta delle bollicine Trentodoc, definite a buon diritto "bollicine di montagna". La qualità del Trentodoc si affida anche alla serietà del disciplinare di produzione, che fissa severi canoni e controlli lungo tutta la filiera. Il “vino base Trentodoc” viene affidato ad una lenta maturazione in bottiglia a contatto con i lieviti che più è prolungata, più evolve in note fragranti, complesse e strutturate. Oggi il Trentodoc è una realtà in crescita, la cui storia inizia nei primi anni del ‘900 con Giulio Ferrari, studente all’Imperial Regia Scuola Agraria di San Michele. Se Dom Pérignon è giustamente considerato il padre dello Champagne, Giulio Ferrari è a buon diritto il padre delle bollicine classiche trentine. Tecnico appassionato di vivaismo ed enologia, dopo numerosi viaggi-studio in Francia, torna a Trento e per primo, proprio nel cuore della città, dà il via alla sua produzione di metodo classico, allora chiamato ancora Champagne, una produzione piccola, ma di elevata qualità. Altri seguirono il sentiero tracciato dal Maestro: tra i primi Pisoni, Equipe 5 e Cesarini Sforza e la stessa Scuola di San Michele. Da lì in poi molti altri intrapresero lo stesso cammino fino al riconoscimento del nome “TRENTO”, prima denominazione di origine controllata in Italia unicamente riservata ad un metodo classico, e seconda al mondo, dopo lo Champagne. Nel 2007 su iniziativa degli allora 27 produttori, in possesso della D.O.C. Trento, e con il sostegno delle istituzioni, nasce il marchio collettivo TRENTODOC uno strumento di comunicazione che rafforza il senso di appartenenza al territorio e l’identità del prodotto. Oggi TRENTODOC è il nome delle bollicine classiche trentine, l’ambasciatore di qualità del Trentino nel mondo con oltre 50 cantine aderenti

Il Trentodoc in occasione di "Bollicine sulla città"
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